Rito del matrimonio: come si svolge la messa della cerimonia

Rito del matrimonio: l’emozionante svolgimento della messa in chiesa

Il rito del matrimonio può essere laico o religioso, personalmente ho preferito sposarmi in chiesa, in pieno accordo con Gianni. Ci siamo chiesti che significa avere fede, se la nostra scelta aveva un senso e la risposta è stata un sì convinto. Molte coppie, come potete immaginare, si rivolgono a me per un consiglio in merito. Perché sposarsi in chiesa? Vogliono capire. Le questioni da valutare sono tante, ogni coppia ha una storia ha sé, che include anche parenti atei e/o religiosi, qualche volta la logistica, etc. Io illustro pro e contro delle due scelte, ma mi piace descrivere come si svolge la messa del matrimonio perché io la trovo stupenda. E noto che la spiegazione rende più profondo l’apprezzamento del rito del matrimonio. Così, voglio raccontarlo anche a voi.

L’ingresso in chiesa

La prima parte del rito del matrimonio, paradossalmente, costituisce un rito non religioso. Si tratta infatti dell’ingresso della sposa in chiesa. E’ anche il momento in cui tutti gli invitati, finalmente, si decidono a entrare.

L’ingresso dello sposo

La tradizione non prevede un ingresso ufficiale dello sposo, ma i fotografi ormai solennizzano anche questo. Dunque lo sposo può entrare, in genere a chiesa semivuota, con la mamma e farsi fotografare da solo con lei davanti  all’altare.

L’ingresso della sposa

Quando arriva la sposa, tutti entrano e, per ultima fa il suo ingresso lei, accompagnata in genere dal padre. E’ anche il momento del suono della prima musica liturgica, normalmente la Marcia Nuziale. E delle prime lacrime… La solennità, l’emozione sono tali da far comprendere a chiunque che significa avere fede… La sposa percorre, col padre alla sua sinistra, la navata centrale della chiesa.

Lo scambio dei saluti

Lo sposo la attende al suo posto, in genere accanto al sacerdote. Quando lei arriva, il rito del matrimonio prevede che lui prima ringrazi il padre di avergliela “ceduta” (con una normale stretta di mano), poi che la sposa baci il genitore, separandosi da lui. Poi si baciano i due e si recano al posto assegnato, la sposa a sinistra e lo sposo a destra. Attenzione, perché se la sposa ha un velo che le copre il volto, il rito del matrimonio prevede che lo sposo deve prima di tutto alzarglielo. Questo gesto lo deve fare lui, non il padre. I due stanno in piedi nell’attesa dell’inizio della celebrazione, meditando sul passo che stanno per compiere e su cosa significa avere fede.

La messa

La memoria dei sacramenti

Il rito del matrimonio ora si addentra nei momenti più significativi con la Messa, che inizia ovviamente con il segno della croce e il saluto liturgico. Se i due hanno preparato un libretto, il sacerdote invita i presenti a usarlo, avendolo avanti, per partecipare il meglio possibile. La prima parte del rito del matrimonio prevede la memoria del Battesimo, che ben spiega che significa avere fede. Infatti questo rito cristiano ha senso solo se i due sono battezzati. Non solo, ma il Battesimo, primo sacramento, ha un suo naturale sviluppo negli altri sacramenti: la Comunione e la Cresima, il Matrimonio o l’Ordine sacro, per chi sceglie di essere sacerdote. Al tempo stesso, è impensabile che due battezzati non si sposino davanti a Dio. La fede donata col Battesimo, a meno che non sia stata esplicitamente rinnegata, non può che continuare a vivere con un’unione benedetta da Dio. Questa memoria del Battesimo durante il rito del matrimonio è breve. Il prete celebrante pronuncia tre formule, che sono tre invocazioni alla Trinità, al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo. A tutte e tre si risponde: NOI TI LODIAMO E TI RENDIAMO GRAZIE.

La benedizione

Dopo questo dialogo, il rito del matrimonio va avanti col prete che prende un secchiello di acqua benedetta e passa a benedire prima gli sposi, poi i testimoni, poi via via i presenti lungo la navata della chiesa. Raggiunti dall’acqua benedetta, i presenti si fanno il segno della croce. Durante il rito del matrimonio quindi avviene qualcosa di molto simile a ciò che avvenne il giorno del Battesimo. Subito dopo, il sacerdote conclude con l’orazione “colletta”, che (dal latino colligere=raccogliere) ha il senso di raccogliere tutte le preghiere dei presenti e di presentarle al Signore. Anche qui, futuri sposi ed invitati possono comprendere appieno che significa avere fede.

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Le letture

Dopo l’orazione colletta (o orazione iniziale) il rito del matrimonio prosegue con la liturgia della Parola. E’ il momento in cui nella Messa vengono proclamate le letture. Normalmente vengono tratte la prima dall’Antico Testamento, la seconda da una delle lettere del Nuovo Testamento, infine il Vangelo. Solo quest’ultimo è proclamato dal sacerdote, le altre è auspicabile che siano proclamate o dagli sposi stessi (cosa non impossibile, se c’è almeno un minimo di abitudine) o dai testimoni o da altri amici presenti. La proclamazione delle letture dev’essere fatta con voce chiara, non troppo recitativa (non siamo a teatro), con passo lento (l’emozione in genere fa andare veloci), e con conoscenza del brano che si legge. Perciò occorre assolutamente pensare in tempo ai lettori, scegliendo se possibile tra persone credenti e abbastanza praticanti, nonché consapevoli di quel che fanno per dare un senso a questo momento del rito del matrimonio. E’ opportuno inoltre mandare i lettori, dieci minuti prima dell’inizio, dal sacerdote celebrante, perché provino la posizione da assumere, la giusta intonazione o chiariscano eventuali parole difficili. Ancor più opportuno che i lettori, mostrandosi a tutti e svolgendo una sacra funzione, siano vestiti con decenza.

Le letture si traggono normalmente da un “corpo” di letture prescelte, che si trovano anche su questo sito. Dopo averne scelte alcune, è bene consigliarsi col sacerdote celebrante, magari inviandogliele via mail, cosicché dia il suo parere. Si possono scegliere solo letture dalla Bibbia, non da altri libri. Il loro contenuto infatti deve rendere palese che significa avere fede e celebrare in chiesa il rito del matrimonio.

Musiche canti e cori

Una parola sulle musiche. Sarebbe bene che ci fossero anche canti e un coro. Le musiche devono comunque essere rigorosamente sacre, trattandosi del rito del matrimonio. Ci può essere un singolo cantore. La consuetudine di cantare l’Ave Maria di Schubert, molto diffusa (l’ho voluta anch’io), è bella, ma occorre sceglierla pensando che parla della Madonna, e che questo è un rito di matrimonio, non solo perché è orecchiabile. Ci sono d’altronde canti molto belli, anche non lirici, che possono essere interpretati da un singolo cantore.

L’omelia e la preghiera dei fedeli

Dopo la lettura del Vangelo, il sacerdote tiene l’omelia. Saltando poi alla preghiera dei fedeli, valgono le stesse regole di lettura sopra dette. Le preghiere devono essere brevi e chiare. Composte da qualche amico consapevole di ciò che fa, oppure tratte dal rituale del matrimonio. Devono rispettare la forma dell’invocazione e concludersi tutte con la formula “preghiamo”, cui si risponde “Ascoltaci Signore”. Non devono essere prediche alternative, letterine romantiche, considerazioni personali nelle quali mai si citi il nome di Dio e devono riguardare gli sposi o le famiglie (per evitare la nota scena del film di Verdone “Viaggi di nozze”).

La liturgia del matrimonio

Infine, tra lacrime ed emozione grandissima, eccoci alla parte centrale della Messa: la liturgia del matrimonio. Essa prende corpo subito dopo l’omelia del sacerdote. Consta di tre parti:

Le domande del sacerdote

le tre domande del sacerdote agli sposi. La prima riguarda la libertà del consenso, la seconda la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio, la terza il “bonum prolis”, ovvero la disponibilità a essere genitori. Si risponde con un semplice sì, detto insieme, guardando il sacerdote. Di questi beni essenziali del matrimonio, in mancanza dei quali il matrimonio è nullo, gli sposi dovrebbero essere già consapevoli grazie al corso di preparazione

 Lo scambio del consenso

Il momento più solenne e bello del rito del matrimonio: i due si danno la mano destra e dicono le note parole, prima lui a lei, poi viceversa, sulla volontà di accogliersi per tutta la vita. Queste parole si possono leggere o dire a memoria, ma poiché l’emozione gioca brutti scherzi, credetemi, è meglio leggerle. Il nuovo rito ha sostituito al verbo “prendere” il verbo “accogliere”. Che meglio esplica che significa avere fede. Non si dice più: io ti prendo come mia sposa… ma: io ti accolgo. Il significato ovviamente cambia un po’ ma la sostanza è la stessa: ognuno riceve l’altro come un dono e non come un possesso su cui ha dei diritti. Inoltre il rito ha aggiunto: con la grazia di Cristo. Si vuole infatti sottolineare che solo l’aiuto del Signore permette di riconoscere nell’altro un dono e di mantenerlo come tale, anche quando appare più un peso che una gratificazione. C’è da aggiungere che queste parole reciproche potrebbero essere sostituite da una domanda diretta dal sacerdote agli sposi, alla quale i due si limitano a rispondere SI. Ma è prassi comune ormai scegliere la formula del consenso diretta.

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Lo scambio degli anelli

Si chiamano fedi perché esprimono la fiducia reciproca degli sposi. Chi la porta dal momento del rito del matrimonio in poi mostra che ha riposto la sua fiducia in un altro, e che ha accettato di dipendere da lui/lei. Nel mondo romano gli anelli non li portavano i nobili ma gli schiavi, proprio come segno di sottomissione sul proprio corpo. Questo significato è passato nel sacramento ed è molto bello: io dell’altro non sono padrone ma servo. Senza servilismi ma con amore. Gli anelli in genere ormai li porta un bambino, al momento opportuno. Talvolta il cagnolino prediletto. Questo va bene purché non diventi una passerella ridicola. Spetta comunque al sacerdote decidere la cosa, non obbligatoria, per cui gli anelli potrebbero essere già sull’inginocchiatoio.

Il sacerdote conclude con una preghiera questa parte del rito, dopo la quale tutti si siedono e si passa alla liturgia delle offerte.

La liturgia eucaristica

La liturgia eucaristica si chiama così per il nome “eucarestia”, che significa “azione di grazie”. Tutto ciò che avviene a partire da questo momento nel rito del matrimonio fino al Padre Nostro ha il sapore di un ringraziamento a Dio, nelle parole e nei gesti. Ovviamente, la riconoscenza è tutta per il dono di una nuova famiglia appena costituita (i due, infatti, diventano sposi – se proprio vogliamo essere precisi – solo dal momento in cui pronunciano le parole “io ti accolgo”). Gli sposi, e i presenti, partecipano seduti alla prima parte, durante la quale il sacerdote innalza al cielo e offre il pane e il vino. Si alzano in piedi al momento della preghiera sulle offerte, fino al canto (o alla recita) del “Santo santo santo”. S’inginocchiano subito dopo, quando il sacerdote impone con evidenza le sue mani sul pane e sul vino appena presentati a Dio e pronuncia le parole stesse di Gesù, per mezzo delle quali si attua la trasformazione del pane in corpo di Cristo e del vino in sangue di Cristo. La fede cattolica ci dice che sono corpo e sangue divini, presenti sull’altare non solo per la fede ma realmente. La preghiera eucaristica continua ancora per qualche minuto, dopo la consacrazione, e gli sposi possono rimanere in ginocchio o alzarsi in piedi. Con la speranza (talora vana) che il fotografo si calmi un pochino almeno durante questi momenti, è bene che i due si concentrino, anche se emozionati e deboli. Dal loro atteggiamento composto, infatti, dipende in gran parte il conseguente atteggiamento degli invitati (oltre che dal carisma del sacerdote celebrante).

Il Padre Nostro e benedizione

Alla preghiera eucaristica segue il Padre Nostro e, subito dopo, la preghiera di benedizione degli sposi. E’ un momento bello e solenne del rito del matrimonio, durante il quale il prete dovrebbe scendere dall’altare, avvicinarsi agli sposi che s’inginocchiano, e imporre le sue mani consacrate sul loro capo, recitando solennemente tale benedizione. Tale preghiera ben raffigura che significa avere fede esprimendo il dono dello Spirito Santo, invocato affinché prenda possesso dei due, li santifichi e infonda in loro la saggezza di Dio, perché il matrimonio possa durare e dare molti frutti.

Il segno di pace

A questa preghiera segue l’invocazione di pace e poi l’invito a scambiarsi il segno di pace. Si ricorda che questi dev’essere sobrio, essenziale, non teatrale. Ci si volta e si va in genere dai testimoni, dai genitori e basta. Ciascuno dei due ha i propri e quelli dell’altro, per cui qualche secondo in più è comprensibile ma non oltre. Sarebbe molto buono che i due si scambiassero la pace solo tra loro (con la speranza che il sacerdote a sua volta non scenda e non cominci a percorrere l’intera navata, vanificando ogni sobrietà).

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La Comunione

L’invocazione “Agnello di Dio…” inizia la liturgia della Comunione. Il pane e il vino consacrati non rimangono sull’altare ma vengono presi e distribuiti. Anzitutto agli sposi, ovviamente. Poi ai presenti che lo desiderano, ma solo il corpo di Cristo. Gli sposi devono essere consapevoli di quel che fanno e che significa avere fede, per questo è essenziale la preparazione al matrimonio. Non è necessario che entrambi facciano la Comunione. Se uno dei due non si è voluto confessare prima, attraverso il sacramento, oppure ha dei dubbi o non ha chiaro che significa avere fede  ebbene, è meglio che non faccia la Comunione. Se, come è auspicabile, la fanno entrambi, si devono essere preparati, devono credere e devono promettere che la prossima Comunione non sarà al funerale della suocera! (che in genere si auspica a tempi brevi). I presenti saranno esortati dal celebrante ad accostarsi alla Comunione solo se credenti, cattolici, e moralmente sereni quanto al rispetto delle leggi morali essenziali. Le quali, è bene ricordarlo, impediscono di accostarsi a chi è in una situazione di grave peccato e non desidera, né talora può, discostarsi da essa, per una serie di scelte oramai fatte e verso le quali non prova alcun senso di colpa. Questo la Chiesa lo chiede non per punire, ma per curare, affinché il desiderio di accostarsi a Cristo guidi il credente a rimuovere le situazioni che ora gli impediscono di accedere. Dopo la Comunione si fa in genere un breve tempo di silenzio, poi il sacerdote dà la benedizione e congeda l’assemblea.

La lettura degli articoli di legge

La lettura degli articoli del Codice civile durante il rito del matrimonio, motivata dalla validità civile del matrimonio religioso, è opportuna ma non obbligatoria. Il prete la potrebbe fare solo agli sposi e ai testimoni, brevemente, per evitare il malcostume che, una volta data la benedizione, mentre il prete legge la gente cominci a sentirsi libera da vincoli di rispetto e di silenzio. Se comunque la lettura non viene fatta, il matrimonio è ugualmente valido. Si appongono le firme, ricordando che l’eventuale regime di separazione patrimoniale dei beni va scelto al momento e, in mancanza di scelta, si suppone la comunione dei beni. Entrambe peraltro si riferiscono soltanto ai beni acquisiti dopo il matrimonio con un patrimonio che si suppone comune, e non certo ai beni precedenti.

L’uscita dalla chiesa e il lancio del riso

Credo di avere descritto tutti i momenti della Messa del matrimonio. Ribadisco che è essenziale prepararla bene, in modo da “saperla” bene in quel giorno e viverla dunque bene. L’uscita dalla chiesa, il riso, gli abbracci e i baci ovviamente non appartengono alla celebrazione religiosa. Le spese che si sostengono per invitare amici e parenti non stanno scritte certo nel Vangelo. Sorprende dunque che ci sia ancora chi dice che il rito del matrimonio religioso “costa troppo” e quello civile di meno. Sono autentiche sciocchezze. Il costo della chiesa a Roma è rigidamente definito dal Vicariato di Roma, per cui se si avessero sospetti sull’esosità di certe chiese, è bene telefonare all’ufficio matrimoni del Vicariato e chiedere conferma. Il vero “costo” del matrimonio è la vita di coppia, che apre una nuova era per gli sposi, anche se precedentemente conviventi. Si spera che sia un costo che si è felici di sostenere, perché sono di più i vantaggi del loro contrario. Ma di questo si parlerà un’altra volta.

 

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