Fotografie autentiche nell’epoca dell’AI: come riconoscere un ricordo reale
Una fotografia ha sempre potuto essere ritoccata.
Si potevano correggere luce e colore, eliminare una piccola distrazione o intervenire su alcuni dettagli.
Oggi, però, l’intelligenza artificiale applicata alla fotografia permette qualcosa di molto più profondo: aggiungere persone che non erano presenti, modificare espressioni, sostituire ambienti e ricostruire parti della scena che davanti all’obiettivo non sono mai esistite.
Osservando soltanto l’immagine finale diventa quindi sempre più difficile capire se stiamo guardando una fotografia realmente scattata, una fotografia modificata oppure un’immagine generata.
Nella fotografia di matrimonio questo problema assume un significato particolare.
Una fotografia non è soltanto un contenuto visivo. È qualcosa che verrà conservato negli anni come testimonianza di persone, relazioni e momenti realmente vissuti.
Come potremo sapere, anche a distanza di tempo, se una fotografia documenta ciò che è accaduto oppure rappresenta una versione costruita successivamente?
Non esiste uno strumento capace di rispondere perfettamente a questa domanda.
Esistono però tecnologie che possono rendere molto più trasparenti l’origine e la storia di un’immagine digitale.
Fotografia autentica e AI: tre livelli diversi di intervento
Per comprendere il problema è utile distinguere tre livelli.
Il primo riguarda gli strumenti che migliorano l’elaborazione dei dati registrati dalla macchina fotografica.
Ridurre il rumore, correggere l’esposizione, recuperare alcune zone o regolare il colore significa intervenire su una fotografia realmente scattata.
Il secondo livello modifica elementi che erano effettivamente presenti nell’immagine.
Rimuovere un oggetto, cambiare uno sfondo oppure sostituire un’espressione modifica ciò che il sensore aveva registrato.
Il terzo livello introduce invece qualcosa che non è mai stato fotografato: una persona assente, una parte dell’ambiente generata oppure un avvenimento costruito artificialmente.
Queste tre operazioni non hanno lo stesso significato.
Per questo non è sufficiente dire che una fotografia è stata “modificata con l’AI”.
È molto più importante comprendere come è stata modificata e che cosa è stato modificato.
Il file RAW può aiutare a verificare l’origine di una fotografia?
Il file RAW contiene i dati acquisiti dal sensore della macchina fotografica prima dello sviluppo necessario per ottenere l’immagine finale.
Viene spesso paragonato al negativo della fotografia analogica, anche se tecnicamente si tratta di qualcosa di differente.
Conservare il RAW originale è una buona pratica professionale.
Permette di mantenere il punto di partenza del lavoro e di confrontare ciò che è stato registrato dalla macchina fotografica con la fotografia finale consegnata.
Il RAW, però, non rappresenta da solo una certificazione assoluta di autenticità.
Può contribuire a dimostrare che all’origine esisteva uno scatto fotografico, ma non documenta necessariamente tutti gli interventi eseguiti successivamente.
È quindi un elemento importante della storia della fotografia, ma non racconta da solo l’intero processo.
EXIF e IPTC: informazioni utili, ma non sufficienti
All’interno di un file fotografico possono essere presenti diversi metadati.
I dati EXIF possono contenere informazioni come modello della fotocamera, obiettivo, data dello scatto, tempo di esposizione, diaframma e sensibilità ISO.
I dati IPTC possono invece includere autore, descrizione, copyright e altre informazioni editoriali.
Sono informazioni molto utili per organizzare e ricostruire la provenienza di un file.
Hanno però un limite importante: possono essere modificati o eliminati.
Inoltre, esportazione, compressione, social network e servizi di messaggistica possono rimuovere una parte dei metadati.
Per questo EXIF e IPTC da soli non costituiscono una prova definitiva dell’autenticità di una fotografia.
Che cos’è lo standard C2PA?
C2PA significa Coalition for Content Provenance and Authenticity.
È uno standard tecnico aperto nato per associare ai contenuti digitali informazioni verificabili sulla loro provenienza e sulla loro storia.
Il principio è differente dal tentativo di osservare un’immagine e chiedere a un algoritmo:
«Questa fotografia sembra generata?»
C2PA prova invece a conservare informazioni sul contenuto durante il suo percorso: da dove proviene, quali strumenti sono intervenuti e quali trasformazioni risultano registrate.
Le informazioni possono essere collegate crittograficamente al contenuto, così da permetterne la verifica e rilevare eventuali manomissioni dei dati di provenienza.
Che cosa sono le Content Credentials?
Le Content Credentials sono l’applicazione più visibile del sistema di provenienza basato sullo standard C2PA.
Possiamo immaginarle come una sorta di scheda informativa verificabile collegata al contenuto.
A seconda dello strumento e del processo utilizzato, possono contenere informazioni relative a:
- origine del contenuto;
- autore o organizzazione associata alle credenziali;
- software o dispositivo coinvolto;
- operazioni registrate durante l’elaborazione;
- utilizzo di strumenti generativi;
- relazione tra un contenuto originale e le versioni successive.
Lo standard C2PA è progettato per conservare una catena di informazioni sulla provenienza e sulle trasformazioni di un contenuto, aggiungendo nuovi passaggi alla storia già esistente.
L’obiettivo non è impedire la postproduzione.
Una fotografia professionale può essere sviluppata, corretta e migliorata continuando a conservare informazioni sulla propria storia.
Il punto non è stabilire che una fotografia modificata sia necessariamente falsa.
Il punto è permettere a chi la osserva di capire meglio come è stata realizzata.
Le Content Credentials certificano che una fotografia dice la verità?
No.
Ed è probabilmente il punto più importante dell’intero argomento.
Le Content Credentials possono aiutare a verificare informazioni sulla provenienza di un file e controllare che determinati dati non siano stati alterati.
Non possono però stabilire automaticamente che quello che vediamo nella fotografia rappresenti tutta la verità.
Una fotografia potrebbe essere stata realmente scattata e avere credenziali valide, ma rappresentare una situazione preparata davanti all’obiettivo.
Un fotografo potrebbe, per esempio, chiedere a due persone di simulare un gesto.
Il file sarebbe autenticamente fotografico.
Il momento rappresentato, però, non sarebbe spontaneo.
La provenienza verificabile offre quindi informazioni per valutare un contenuto, non un giudizio assoluto sul suo significato.
Una tecnologia può verificare alcuni elementi della storia di un file. Non può conoscere tutto ciò che è avvenuto davanti e intorno alla macchina fotografica.
Una fotografia senza Content Credentials è falsa?
No.
È altrettanto importante evitare l’errore opposto.
L’assenza delle Content Credentials non dimostra che una fotografia sia generata o manipolata.
Non tutti i dispositivi, software e processi fotografici utilizzano questo sistema.
Inoltre, durante la vita di un file, le informazioni di provenienza possono essere separate dal contenuto.
Per questo bisogna distinguere due situazioni molto diverse:
credenziali non disponibili
e
credenziali presenti ma non verificabili correttamente.
Non significano la stessa cosa.
Il simbolo delle Content Credentials
Quando un contenuto possiede Content Credentials consultabili può essere utilizzato il simbolo ufficiale progettato per segnalare la presenza di ulteriori informazioni sulla provenienza del contenuto.
L’obiettivo è permettere all’utente di riconoscere che esiste una storia del contenuto che può essere consultata.
È un concetto simile a quello di un’etichetta informativa.
Non dice automaticamente:
«questa immagine è vera»
oppure:
«questa immagine è falsa».
Offre invece maggiori elementi per comprendere da dove proviene e quali informazioni risultano associate alla sua storia.
Cosa succede quando metadati e credenziali vengono eliminati?
Questo è uno dei problemi più interessanti.
Un file fotografico attraversa molti passaggi.
Può essere ridimensionato, convertito, compresso, pubblicato su una piattaforma oppure inviato attraverso un servizio di messaggistica.
Durante questi processi alcune informazioni possono andare perdute o essere separate dall’immagine.
Per aumentare la resistenza delle informazioni di provenienza, lo standard C2PA contempla anche sistemi di collegamento alternativi, come watermark invisibili e fingerprint del contenuto.
Questi sistemi possono aiutare a ritrovare le informazioni sulla provenienza anche quando il file non è più identico all’originale o quando il manifest non è più incorporato direttamente nel contenuto.
Watermark invisibili e impronte digitali
Un watermark invisibile inserisce nel contenuto informazioni o identificatori non percepibili normalmente dall’occhio umano, ma individuabili attraverso sistemi compatibili.
È quindi molto diverso dal classico logo visibile sovrapposto a una fotografia.
Il fingerprinting, invece, crea una rappresentazione delle caratteristiche del contenuto che può aiutare a riconoscere lo stesso file o sue versioni derivate.
Nello standard C2PA, watermark invisibili e fingerprint possono essere utilizzati come sistemi di collegamento, i cosiddetti soft bindings, utili anche quando i bit del file cambiano a causa di ridimensionamenti o differenti codifiche.
Non sostituiscono le Content Credentials.
Possono contribuire a renderne più resistente il collegamento con il contenuto.
SynthID e il riconoscimento dei contenuti generati con Google AI
Un altro esempio è SynthID, sviluppato da Google DeepMind.
SynthID inserisce watermark digitali non percepibili nei contenuti generati o modificati attraverso determinati sistemi di intelligenza artificiale di Google.
Questi watermark possono essere successivamente rilevati da strumenti compatibili.
È importante però comprenderne il limite.
SynthID non è un rilevatore universale capace di stabilire se qualsiasi fotografia disponibile online sia stata generata attraverso qualsiasi sistema di intelligenza artificiale.
Serve a identificare la presenza del watermark SynthID nei contenuti nei quali quella tecnologia è stata effettivamente utilizzata.
Questo dimostra perché la provenienza registrata durante il processo di creazione può essere più affidabile rispetto al tentativo di indovinare successivamente l’origine di un’immagine osservando soltanto i pixel.
Cosa potrebbe cambiare nella fotografia di matrimonio?
Questi sistemi sono particolarmente importanti per giornalismo, informazione e contenuti pubblici.
Ma il principio potrebbe diventare interessante anche nella fotografia privata e, in particolare, nella fotografia di matrimonio.
Una coppia potrebbe conservare insieme alle proprie fotografie informazioni capaci di distinguere tra:
- fotografie realmente scattate durante il matrimonio;
- normali interventi di sviluppo e postproduzione;
- modifiche sostanziali di parti dell’immagine;
- elaborazioni creative;
- contenuti generati completamente o parzialmente.
Non significa trasformare un matrimonio in un controllo tecnico.
Significa conservare, insieme alle fotografie, qualcosa della loro storia digitale.
Tra venti o trent’anni quelle immagini saranno state copiate, ridimensionate, condivise e forse ulteriormente elaborate.
Sapere da dove provenivano potrebbe diventare importante quanto lo è stato, nella fotografia analogica, conservare un negativo.
Conservare il file originale rimane importante
Anche con l’evoluzione delle tecnologie di provenienza, la conservazione dei file rimane fondamentale.
Il fotografo dovrebbe mantenere gli originali attraverso un sistema organizzato di archiviazione e copie di sicurezza.
Gli sposi, a loro volta, non dovrebbero affidare tutte le proprie fotografie esclusivamente a un social network o a una galleria temporanea.
RAW originale, fotografia finale, album stampato e informazioni digitali sulla provenienza svolgono funzioni differenti.
Il RAW conserva il punto di partenza.
Il file finale rappresenta la fotografia selezionata e sviluppata.
L’album costruisce e conserva il racconto.
Le informazioni sulla provenienza possono documentare alcuni passaggi avvenuti durante il processo digitale.
La fiducia non può essere soltanto tecnica
Nessuno standard potrà sostituire completamente il rapporto di fiducia tra fotografo e coppia.
Prima del matrimonio è importante comprendere come il professionista utilizza l’intelligenza artificiale, quali interventi considera accettabili e quando ritiene necessario informare gli sposi.
La trasparenza non dipende soltanto dalla presenza di un simbolo all’interno di un file.
Dipende dalle scelte del fotografo e dalla responsabilità con cui presenta il proprio lavoro.
Una tecnologia può verificare una firma. Non può sostituire l’etica professionale.
Questo è anche il motivo per cui considero l’intelligenza artificiale uno strumento che può aiutare il lavoro fotografico, ma non dovrebbe inventare persone, emozioni o ricordi presentandoli come realmente accaduti.
[LINK INTERNO: articolo “Intelligenza artificiale nella fotografia di matrimonio”]
Una fotografia autentica non deve essere una fotografia intoccabile
Autenticità non significa vietare qualsiasi correzione.
Sviluppare un RAW, regolare colore ed esposizione, recuperare una zona scura o ridurre il rumore fanno parte del lavoro fotografico contemporaneo.
Il punto è preservare ciò che considero essenziale:
il momento, le persone, le relazioni e l’identità di chi è stato fotografato.
Una fotografia può essere migliorata senza perdere la propria autenticità.
Quando invece l’intervento introduce persone o situazioni mai fotografate e le presenta come realmente avvenute, il significato dell’immagine cambia.
Verso una fotografia più trasparente
Non possiamo sapere quale tecnologia diventerà lo standard prevalente nei prossimi anni.
C2PA e Content Credentials rappresentano però un cambiamento importante nel modo di affrontare il problema.
Invece di tentare soltanto di stabilire se un’immagine sia falsa dopo che è stata pubblicata, cercano di conservare informazioni verificabili sulla provenienza e sulla storia del contenuto fin dal processo di creazione.
Non sono una garanzia assoluta della verità e non dovrebbero essere presentate come tali.
Possono però offrire un elemento in più per comprendere la differenza tra una fotografia, una normale postproduzione e un contenuto generato.
Nella fotografia di matrimonio questa distinzione riguarda qualcosa di molto semplice.
Poter guardare una fotografia anche molti anni dopo sapendo che le persone, le relazioni e il momento che contiene sono appartenuti realmente a quella giornata.
Domande frequenti
Che cosa sono le Content Credentials?
Le Content Credentials sono informazioni verificabili associate a un contenuto digitale attraverso lo standard C2PA. Possono fornire indicazioni sulla provenienza, sugli strumenti utilizzati e su alcune trasformazioni registrate nella storia del contenuto.
Le Content Credentials garantiscono che una fotografia dica la verità?
No. Possono rendere verificabili determinate informazioni sulla provenienza e sulla storia digitale di un file, ma non possono stabilire da sole se la scena fotografata sia spontanea, completa o rappresenti tutta la realtà.
Una fotografia senza Content Credentials deve essere considerata falsa?
No. L’assenza delle credenziali non dimostra che un’immagine sia generata o manipolata. Non tutti i dispositivi e i processi le utilizzano e, durante alcuni passaggi, le informazioni possono anche essere separate dal file.
Il file RAW dimostra che una fotografia è autentica?
Il RAW rappresenta un elemento molto importante per ricostruire l’origine fotografica dello scatto perché conserva i dati acquisiti dal sensore. Da solo, però, non certifica tutte le eventuali modifiche effettuate successivamente.
Una fotografia autentica può essere modificata?
Sì. Autenticità non significa assenza totale di postproduzione. Correzioni di esposizione, colore o rumore possono rispettare il momento originale. È differente introdurre persone, espressioni o situazioni che non sono mai state fotografate.
Un ricordo dovrebbe rimanere riconoscibile nel tempo
La tecnologia cambierà ancora.
Per me, però, il punto di partenza rimane lo stesso: utilizzare gli strumenti contemporanei senza sostituire ciò che le persone hanno realmente vissuto.
Nel mio lavoro di fotografo di matrimonio a Roma, le fotografie possono essere curate e perfezionate mantenendo riconoscibili le persone, le relazioni e i momenti della giornata.
Se cercate un racconto fotografico contemporaneo, ma rispettoso della vostra storia, possiamo incontrarci nel mio studio a Roma.
Potrete vedere servizi completi e comprendere come vengono selezionate, lavorate e conservate le fotografie.

